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Rotta la tregua, a Gaza riparte la guerra

Le speranze per l’estensione della tregua a Gaza si sono infrante alla scadenza dell’accordo tra le parti, nelle prime ore del mattino. E dopo una settimana Israele e Hamas hanno ripreso le ostilità, accusandosi a vicenda di aver rotto i patti. Raid, lanci di razzi dalla Striscia e dal Libano, oltre 170 vittime palestinesi: la guerra si è ripresa la scena, oscurando le immagini di gioia che avevano accompagnato il prolungato scambio di prigionieri. Le operazioni militari israeliane si sono estese nel sud di Gaza, soprattutto a Khan Yunis, tanto che ai civili è stato chiesto di spostarsi verso Rafah. Sullo sfondo proseguono tra mille difficoltà le trattative per gli ostaggi ancora in mano ai miliziani, ma a risuonare con maggior forza sono le parole di Benyamin Netanyahu, che ha promesso: “Andremo avanti fino alla distruzione totale di Hamas”.

 Poco dopo le sei, l’ultima ora di tregua concordata, l’esercito israeliano ha annunciato che Hamas aveva “violato la pausa operativa” lanciando razzi, ed in risposta è ripartita l’offensiva. Opposta la versione della fazione palestinese, secondo cui il nemico avrebbe rifiutato tutte le offerte per un ulteriore rilascio di ostaggi, avendo già deciso di tornare a bombardare. L’attentato a Gerusalemme, condotto dai miliziani il giorno prima, aveva comunque già fatto temere il peggio.

    In territorio israeliano l’Iron Dome si è attivato per intercettare la raffica di razzi lanciati dalla Striscia (oltre 50 soltanto nel sud), mentre le sirene d’allarme hanno risuonato il tutto il Paese. L’esercito dello Stato ebraico, invece, ha condotto estese operazioni per terra, mare e cielo, spingendosi nella parte meridionale di Gaza, a Khan Younis, dove sono sfollate migliaia di persone arrivate dal nord. E per rendere chiaro alla popolazione che il baricentro dell’attacco si è spostato, ha lanciato volantini chiedendo ai civili di abbandonare l’area e di spingersi verso la frontiera con l’Egitto. Nei volantini c’era anche una mappa con 620 piccole zone numerate, da cui procedere in diverse fasi con le evacuazioni forzate. Per prendere gradualmente il controllo della parte meridionale della Striscia.

Nel primo giorno di conflitto dopo la tregua Israele ha reso noto di aver colpito “200 obiettivi terroristici” in tutta Gaza, tra “aree piene di esplosivi, tunnel, postazioni di lancio e centri di comando operativo”. Il ministero della Sanità di Hamas, senza distinguere tra miliziani e civili, ha denunciato che almeno 178 palestinesi sono stati uccisi nei bombardamenti, e quasi 600 feriti. Tre giornalisti tra le vittime. A peggiorare la situazione per la popolazione, l’interruzione del passaggio degli aiuti da Rafah.

 Anche il fronte con Libano è tornato ad infiammarsi, con la ripresa degli scambi di fuoco al confine con Hezbollah. Il movimento sciita ha rivendicato di aver preso di mira postazioni militari nemiche, mentre i media locali hanno parlato di due civili uccisi dai raid israeliani. L’Idf ha riferito di aver colpito una “cellula terroristica” nel Libano meridionale.

Nel caos del conflitto sono proseguiti i negoziati per non interrompere lo scambio di prigionieri. Sono 137 gli israeliani ancora nelle mani di Hamas, secondo il governo, che ha tenuto nell’elenco anche il piccolo Kfir Bibas di 10 mesi, il più giovane dei rapiti, suo fratello Ariel di 4 anni e la loro madre Shiri, in attesa di conferme che siano rimasti uccisi. In campo, come sempre, ci sono l’Egitto e soprattutto il Qatar, ed è rilevante in questo senso l’incontro (definito “storico” dai media israeliani) tra il presidente Yitzhak Herzog e l’emiro Tamim bin Hamad al-Thani, a margine della conferenza sul clima a Dubai. Anche Stati Uniti e Russia spingono per l’estensione della tregua umanitaria. Si negozia a oltranza, anche se alcune fonti hanno riferito alla Bbc che i colloqui di oggi sono falliti.

La posizione di Israele è che “dopo alcuni giorni di combattimento Hamas sarà di nuovo disponibile alla liberazione di altri ostaggi”, ha spiegato una fonte politica ai media, aprendo ad un giorno in più di pausa in cambio di 10 donne. Per il resto, il piano generale su Gaza va avanti come previsto, per eliminare Hamas, ha ribadito Netanyahu. Secondo alcune fonti citate dal Financial Times, la campagna militare andrà avanti un anno o più, con la fase più intensa all’inizio del 2024, e tra gli obiettivi ci sono tre leader palestinesi: Yahya Sinwar, Mohammed Deif e Marwan Issa. Per il Wall Street Journal, l’intelligence israeliana si sta anche preparando a uccidere i capi di Hamas sparsi nel mondo dopo la guerra. Quando i raid si fermeranno, Israele avrebbe in mente di creare una zona cuscinetto per prevenire futuri attacchi dalla Striscia.