mercoledì 3 giugno 2020

Pratiche auto, la burocrazia rallenta la ripresa



La nuova normativa relativa al Documento Unico aumenta i tempi delle procedure per le nuove pratiche auto, in totale contrasto con la riforma Madia che annunciava la semplificazione e la velocizzazione della burocrazia, proprio in un periodo in cui il coronavirus impone di evitare file di attesa e assembramenti: proteste in tutta Italia da parte dei consulenti del settore. 

Sono tante infatti le difficoltà nell'Italia che cerca di ripartire ai tempi del coronavirus, e per questo si corre verso il tentativo di snellimento e velocizzazione della burocrazia nei vari ambiti in modo da non ostacolare ulteriormente la ripresa. Nei fatti, però, non è sempre così. La denuncia arriva anche dal settore automobilistico: l’imminente entrata in vigore del Documento Unico - così come da Decreto Legislativo n. 98 del 29 maggio 2017 prorogato al 1° gennaio 2019 dalla legge 205 del 2017 e già più volte rinviato - vedrà ora costrette le agenzie di pratiche auto ad adottare lunghe procedure per l’emissione del documento anche in piena emergenza coronavirus. Infatti secondo la nuova normativa saranno necessarie molteplici operazioni che aumenteranno i tempi di lavorazione di ogni singola pratica di circa 30/40 minuti e di conseguenza il rischio di file di attesa e assembramenti.

Sono innumerevoli le proteste che provengono dagli operatori del settore di tutto il territorio nazionale. “Tale circostanza è di base discutibile, ma in questo particolare momento risulta inaccettabile”, commentano nel gruppo Fb Consulenti per i mezzi di trasporto, dove ci sono oltre 750 agenzie italiane. E qualcuno spiega: “Con la nuova procedura si creerebbero assembramenti negli uffici e la materiale impossibilità di soddisfare le richieste dei clienti. Se le agenzie decidessero di non accettare tali richieste viste le palesi difficoltà, i cittadini dovrebbero necessariamente rivolgersi agli uffici pubblici sul territorio (che sono uno per provincia), che paradossalmente in questo momento sono chiusi o nei migliori casi limitano fortemente l’accesso, creando di fatto un blocco completo di tutte le pratiche amministrative legate alla compravendita dei veicoli che timidamente prova a ripartire”. Sembra quindi chiaro si tratti dell’ennesimo paradosso della burocrazia italiana questa volta a danno della ripresa economica dell’intero settore automobilistico. 

Altro danno di questa procedura è relativo al fatto che tra le altre cose aumenterebbero indirettamente i costi a carico degli operatori professionali e in via consequenziale degli utenti finali.

LA questione è già sul tavolo di discussione in Calabria, dove sono partite le prime istanze a opera dei consiglieri regionali Francesco Pitaro e Luca Morrone dirette al Ministero dei Trasporti e all’Assessorato ai Trasporti. Sottolineando anche i grandi numeri della petizione su change.org i due consiglieri hanno chiesto di  sospendere le procedure informatiche di cui al d.lgs. N. 98/2017, o in subordine di mantenere per ogni agenzia il tetto del 30% di pratiche auto da svolgere con la detta procedura informatica, in attesa che la stessa sia snellita e velocizzata e che le agenzie ne assimilino i meccanismi. “Bisogna prendere atto delle numerose difficoltà segnalate in modo da avviare un’immediata interlocuzione con il Ministero dei Trasporti, al fine di portare all’attenzione di quest’ultimo il contenuto dell’istanza e venire incontro alle esigenze delle agenzie di pratiche auto”, hanno dichiarato.
L’obiettivo comune da raggiungere è che la pubblica amministrazione introduca sistemi diretti a semplificare e snellire le procedure su tutto il territorio nazionale, piuttosto che amplificare i costi e i tempi di svolgimento delle pratiche dovute per legge. Tra l’altro la nuova procedura ha aumentato le responsabilità a carico delle agenzie a cui è stata trasferita l’incombenza della custodia dei documenti senza diche le dette agenzie percepiscano emolumenti.
Dunque secondo la maggior parte degli studi di consulenza automobilistica nazionali si tratta di un grave peggioramento delle condizioni lavorative del settore e di conseguenza danni anche per gli utenti, in assoluto contrasto con la riforma Madia del 2017 che prevedeva l'eliminazione del Pra in quanto ritenuto un ente superfluo. Giudizio tra l’altro successivamente avallato sia dal Tar del Lazio che dal parere del Consiglio di Stato.